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  Calibano [ TERMOVALORIZZATORE DI FOSSILI ONIRICI ]
         

   

                GLI EDITORIALI

       DEL CALIBANO

   (PIERGIORGIO WELBY)

Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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Welby Un atto di giustizia
Riccio Disinformazione medica e

vigliaccheria politica

  http://testamentobiologico.
ilcannocchiale.it/?r=151504

Riproduci   vivavoce230708
 

            

                  
       Radical italiani
     www.ignaziomarino.it

Il grande fratello 
dei falchi pellegrini e non solo


 

Album di Aria e Vento 2007


Vestivamo alla
marinara 2006
(copyright by Welby)

       
   
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un sorriso
contro la violenza

azione blog iniziata da
Galatea


L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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IL MARATONETA
  LUCA COSCIONI
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3/lastoriaingiallo/archivio_
2007/audio/storia_giallo2007
_09_22.ram



Audiolibri per nonvedenti

e ipovedenti
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Medici Senza Frontiere
               
                
  
       Un momento del V-Day 2007 a Bologna

       "Amore civile" - Nuove forme 
     di convivenza e relazioni affettive


logo EDF / logo FEPH
 

 

         HandyLex
        Superando.it 

        

         

emergenza kenya
      


      
Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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11 giugno 2016

L'ULTIMO GESTO D'AMORE

L'ultimo gesto d'amore

di

Mina Welby e Pino Giannini

riedizione per i tipi di

Marotta&Cafiero

Lo potete trovare su tutti i circuiti librari


Una storia d'amore che mi è entrata dentro,

e non è uscita più. Come capita alle storie

importanti che leggi o che ascolti.”

Roberto Saviano


Siamo di fronte a una storia d’amore non di

morte.”

Don Andrea Gallo


Penso che questo libro dovrebbe essere un

libro prezioso da dare a tutti gli studenti della

mia facoltà, che è Lettere e Filosofia e perchè

no anche a quelli di legge o di fisica”.

Giulio Giorello








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permalink | inviato da Mina vagante il 11/6/2016 alle 21:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



20 febbraio 2016

Cari Parlamentari


Cari tutti,

l'essere qui oggi ha anche il particolare significato di ricordare Luca Coscioni nel decimo anniversario della sua morte anche riguardo al diritto a una morte dignitosa o chiamiamola meglio opportuna.

In commissione Politiche sociali si discute già sulle disposizioni anticipate di trattamenti sanitari. Tra due settimane circa si aggiungerà anche la commissione giustizia per includere nel dibattito l'eutanasia.

Comprendo le difficoltà personali che ognuno possa avere, di parlare di questo tema. Permettetemi di fare delle considerazioni e richieste ai membri delle Commissioni e anche a voi dell'intergruppo:

Dibattendo sulla fine vita, i politici legislatori non hanno il compito di entrare nella camera da letto dei morenti, consigliando, proibendo e limitando la libertà nelle loro scelte. Non invadano ambulatori e studi dei medici quale controllori, ma rispettino i sanitari nel loro rapporto con i loro pazienti.

I politici non hanno il dovere - potere di influire sulla deontologia medica. Nel caso del fine vita il legislatore ha un solo dovere: fare una legge che rafforzi i diritti dei cittadini per quello che riguarda le loro scelte prese con consapevolezza e in responsabilità. E per quello che riguarda il medico, proteggerlo contro incriminazioni in base agli articoli 575,(omicidio volontario) 579(omicidio del consenziente), del codice penale.

I cittadini di ogni ordine e estrazione sociale o professionale hanno il diritto di essere trattati con pari dignità che noi vogliamo si riconosca a ognuno di noi, (Cost. Art. 3), quindi pari diritti, qui con un particolare occhio ai morenti.

Per poter affrontare in modo corretto il tema dell'eutanasia credo sia l'unica nostra possibilità di depenalizzare gli articoli del Codice Penale citati in questione rispetto al rapporto medico-paziente. Accanto al letto dei morenti non deve essere chiamato nessun giudice. Ma al paziente deve essere garantita l'autodeterminazione e la dignità nel morire. Il medico e il personale sanitario devono essere protetti contro condanne penali per aver adempiuto ad un proprio dovere, rispettando le scelte del morente.

La certezza di poter attendere una morte dignitosa e senza sofferenze farà diminuire i suicidi a causa di malattie inguaribili e sofferenze immani.

Queste considerazioni, davvero scarne, ma accorate, ve le consegno con la speranza che ne vogliate tener conto. Grazie.   

  Mina Welby

Co-presidente Associazione Luca Coscioni





8 gennaio 2016

IMPARARE AD ESSERE LIBERI

A essere libera ho imparato da piccola, a otto anni. Andreas, un giovane soldato SS era tornato a casa paraplegico per una pallottola che gli aveva leso la colonna vertebrale. Nei tempi delle paure avevo imparato a origliare quello che dicevano i grandi. Ma volevo accertarmi di persona e volevo vedere Andreas. Ero fortunata, perchè quando venne la buona stagione, tutti i giorni la mamma con i fratelli di Andreas lo protarono nel giardino della loro casa, e dovevano passare proprio sotto casa mia. Avevo sentito raccontare che il comune gli pagava la camera nell'ospedale, dove si era attrezzato con un piccolo laboratorio per riparazioni di orologi e catenine. "Ciao, Andreas, ho raccolto queste margherite per te." "Grazie, piccola, come ti chiami? ci vediamo, ciao." La sua mamma mi sembrava non contenta che mi ero avvicinata e quasi una kapò, quelle guardie dei lager, di cui avevo sentito parlare i grandi. Parlai con la mia mamma e le chiesi tante cose su Andreas e perchè non potesse camminare e perchè la sua mamma era così seria e scostante. Chiesi perchè il nostro papà ancora non tornasse dalla Jugoslavia. Mamma mi spiegò con parole molto semplici che la vita era fatta così. Che gli uomini cattivi avevano fatto la guerra e che tanti erano morti e quelli feriti come Andreas dovevano essere aiutati, che anche le malattie erano una cosa naturale e anche morire lo fosse. Il mio papà non tornò dalla prigionìa ma vi morì di dissenteria.
Un giorno mi si spezzò la catenina d'argento che mi era stata regalata per la prima communione. Ero quasi felice. Un espediente per andare da Andreas. "Mamma, vado da Andreas a farmela riparare. Gli posso portare la mia cioccolata che mi hai regalato?" "Certamente è tua e chiedigli anche quanto devi pagare la riparazione." "Sì, sì i soldi li prendo dal mio porcellino." "Vabbene, ciao e non essere noiosa con Andreas!"
"Buon giorno, Andreas, per favore mi aggiusti la mia catenina che si è rotta." "Ciao, piccola. Certamente, finisco a chiudere questo orologio e ti aggiusto la tua catenina." "Posso guardare come lavori?" "Certo, siediti qui accanto al tavolo." Aveva una lente su un occhio per vedere bene i piccoli meccanismi dell'orologio che stava per assemblare con una pinzetta appuntita, in quelle mani magrissime. Mentre lavorava mi spiegava quello che faceva. In un attimo di silenzio feci io delle domande che da tanto gli avrei voluto fare, sul perchè non potesse più camminare. Mi raccontò della guerra del momento in cui fu ferito, dei suoi commilitoni che lo avevano soccorso e infilava anche degli aneddoti per farmi ridere.
Così ho imparato che si può essere liberi anche imprigionati in un corpo immobile. Ora che il mio asinello comincia a zoppicare cerco di metterlo in pratica


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27 dicembre 2015

TANTI ANNI FA


Ciao Piero sono 9 anni il 20 dicembre !

IL MARE AL TELEFONO

Piergiorgio Welby in un’intervista a Marco Cappato

di Alessia Ghisi Migliari

"Nella notte che mi avvolge,

nera come la voragine infinita,

ringrazio qualsiasi divinità vi sia

per la mia anima invincibile.

Stretto nella morsa della circostanza

non ho battuto ciglio o pianto ad alta voce

sotto le mazzate del fato.

La mia testa sanguina ma non si piega

Oltre questo luogo di odio e di lacrime

incombe solo l'orrore dell’ombra,

eppure la minaccia futura

mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non mi importa quanto angusto è il passaggio

o quanto pesante la sentenza,

sono il padrone del mio destino:

Sono il capitano della mia anima”

(Invictus, William Ernest Henley, 1875)

Era alto, un ragazzo che si nota, che aveva preso dal padre sportivo.

Aveva senso dell’umorismo – e così fino alla fine.

Un vero esperto di cani – anche se la sua cultura stava altrove, un altrove vastissimo, fatto di letteratura e filosofia e arte: una di quelle persone, probabilmente rare, con cui puoi parlare di più o meno tutto, un tutto complesso, fatto di libri e ironia e tenacia.

E ha abitato luoghi che i più di noi non conoscono, anche loro profondi, crudeli e insieme coraggiosissimi – e dove evidentemente c’era sempre luce, perchè il suo pensiero era limpidissimo.

Si chiamava Piergiorgio Welby, e quindi non ha bisogno di presentazioni.

E’ stato (non in ordine):

un leader politico

una vittima sfruttata (da quando in qua l’intelligenza, quella intensa, la si può manipolare e strumentalizzare...)

un uomo che non si è arreso

un poveretto che forse non aveva abbastanza affetto

una mente ferocemente schietta

un caso sfortunatissimo che non sa stare al suo posto

un amante della vita

un’anima che non ha avuto nemmeno il diritto a un funerale.

Poi, tu che non lo hai mai conosciuto, cerchi.

E leggi di un giovane che – all’inizio dell’esistenza, circa quando costruisci progetti e sogni – scopre che c’è una malattia.

Non guarirà, andrà peggiorando, ti fermerà piano piano, malgrado tutta la forza con cui ti aggrapperai a qualunque spuntone di speranza.

Ma va avanti, e diventa una persona estremamente colta, con una propria lotta da portare avanti, con una donna che ha deciso che starà con lui e lui solo, malgrado tutto.

E vive – sempre più fermo fuori, con tutto quel grande movimento dentro.

E non lo fa per un giorno, o un mese.

Ma per decenni.

Decide che quando sarà il momento non vorrà restare attaccato a un ventilatore, ma nell’istante critico la moglie (sempre lì, accanto, a capire parole che gli altri nemmeno sentono) chiama aiuto.

E l’aiuto arriva – una macchina, e tu lì a letto.

Non per un giorno, o un mese.

Ma per anni.

Allora, a un certo punto, lui che scrive molto e bene, che ha il suo blog, idee mobilissime e mai banali, la famiglia, i suoi alleati, decide che non ce la fa più.

Che non c’è più dignità, che è doloroso, che basta.

Ma – ahimè – non può.

Insomma, qualcuno dice che un pò di cristiana sofferenza apre le porte di un magnifico aldilà, che non puoi levartela tu, la tua vita: che diritto ne hai?

Piuttosto si esprima nobile pietà (e la compassione?, quella mai?), magari si preghi con sguardo intenerito.

Tanto, poi, ci si può alzare, andare a casa, muoversi, respirare, vivere, andare, fare.

E si sono visti decine di interventi in televisione, di emeriti esperti spirituali e non, che muovendo concitati le loro mani (loro che potevano) e alzando la loro voce (loro che potevano) e sospirando tristemente (loro che potevano), spiegavano che c’era da capire certe richieste disperate, ma davvero c’era altro in cui sperare, cui puntare.

Chissà quante di questi saggi conoscono così tanta sofferenza, in loro o nei loro cari: stagione dopo stagione immobili, prigionieri di un corpo, in uno stato di costante pena e impotenza e voglia, una voglia che ti strema, di potere uscire e tornare a essere te.

Don Benzi ha parlato di carenze affettive, altrimenti Welby non avrebbe desiderato morire – così è come essersi dimenticato di una donnina minuscola ed enorme che ha amato Piergiorgio con una dedizione totale, una dedica all’altro che non ha mai avuto sosta.

Inoltre, naturalmente, c’è la storia che non bisogna essere così affezionati alla morte.

Piergiorgio, così denigrato e ferito, ha convissuto per gran parte del proprio tempo con un corpo che andava spegnendosi, però ha proseguito, inesorabile quasi quanto la sua malattia, più della malattia, con sempre maggiori limiti, ma perennemente impegnato a essere sè. E questo si potrebbe definire addirittura un amore devastante, per la vita. Devastante.

Al punto che, quando non la poteva più avere, ha deciso: meglio andarsene.

E non zitto zitto, come si riesce a fare, ma in un modo che potesse servire ad altri.

E non si tratta di egocentrismo o narcisismo, ma di una magistrale lezione, in un Paese che non spende in ricerca scientifica, in terapia del dolore, ma che non si perde una sillaba del Papa – siamo una Res Publica nell’Anno Domini 2007.

Puoi accettare che la Chiesa esprima e sostenga il proprio parere – ma non che lo si voglia far divenire legge, applicabile a chiunque.

Un vero cristiano non accetterà mai di agire come Piergiorgio – perfetto, sua scelta.

Ma un vero cristiano non pretenderebbe mai di decidere per Piergiorgio.

Libero arbitrio – il diritto di essere ateo o altro, di sancire che l’esistenza è mia, e quindi me ne faccio tutore e responsabile e amministratore e protettore.

Come fosse un crimine, come se ciò significasse non essere individuo degno, e di cuore e di etica.

E allora , quando Welby segue la sua strada, ecco che si decide: niente funerali religiosi.

Li si consente agli assassini, agli stupratori, ai pedofili, a chiunque, questione di caritas.

Ma Piergiorgio ha davvero un pò esagerato, a voler decidere per sè.

Mica che diventi un vizio, dice, chi evidentemente ha il dono della Verità Assoluta (beati loro).

Forse è Dio, ad essere stanco di essere strumentalizzato.

(E infatti molti non si ritrovano più in questa Chiesa)

La vita ha bisogno di dignità.

E il dolore di umiltà e rispetto.

Piergiorgio non ha mai smesso la sua guerra, ma la sua bara è stata lì, fuori, sul piazzale.

E quindi ti interessi, e leggi dal suo amico Sergio Giordano i particolari di questo uomo, che avuto la temeriarità di essere tale, e ha salutato il mondo sulle note di Vivaldi (così, almeno, credente o no, ha avuto accanto un sacerdote).

Sergio, “skipper (...) di questa zattera di pazzi e di dannati” che Welby ha mantenuto in equilibrio fra onde difficilissime, accontentandosi di sentire la musica del mare solo al telefono cellulare.

Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni e Deputato europeo radicale, in prima linea nella vicenda Welby, ha accettato di rispondere a qualche domanda:

D: Il Vicariato di Roma ha impedito i funerali religiosi. E’ stata netta, appellandosi a cavilli legati al fatto che Piergiorgio avesse espresso più volte, lucidamente, la sua volontà di morire. Qual’è il significato di questa posizione?, cosa ha voluto dire?, cosa ha finito per mostrare?

R: Il Vaticano ha voluto dimostrare di non aver paura di essere minoranza, di dare più importanza alla rigidità della dottrina che al sentimento comune dei fedeli. L’esempio del fondamentalismo islamico, cioè di una organizzazione del culto inflessibile e violenta che fa molti proseliti, ha forse una competizione – oltre che un oggettiva alleanza contro le libertà individuali – nella direzione peggiore.

D: In quella che dovrebbe essere la Repubblica, spesso si iniziano i telegiornali con le ultime osservazioni del Papa.

Cos’è diventata, politicamente e culturalmente, la Chiesa di Roma?

R: Il Vaticano, la conferenza episcopale e i loro addentellati parastatali e imprenditoriali, sono un potere. Più acquistano autorità (potere temporale e soldi), più perdono autorevolezza e sintonia con la comunità dei credenti.

D: Cosa più di tutto, nella storia di Welby, è stato distorto e ha fatto sì che voi radicali e chi vi ha appoggiato non siate stati compresi? Qual’è il messaggio che non è passato?

R: Sono passati i messaggi essenziali. Un certo buonismo e i finti-laici, soprattutto a sinistra, hanno cercato di esorcizzare il “pericolo” di una legge sull’eutanasia dicendo che non si fanno leggi su questioni così complesse. In realtà la legge c’è, e tratta l’eutanasia come un omicidio. Ma credo che la gente l’abbia capito.

D: Cosa rispondi alla polemica sulla strumentalizzazione di Welby?

R: E’ un modo per dare a Welby dell’incapace di intendere e di volere. Piergiorgio era invece un leader politico. Lo sanno bene, per questo cercano di disinnescarlo.

D: Non c’è stata coesione nelle posizioni dei vostri colleghi politici. Nè da una parte, nè dall’altra – ve lo attendavate?

R: Il ceto politico ha paura della propria ombra, anzi, dei propri elettori. L’eutanasia è un tabù solo per i politici, non per i cittadini. Lo sapevamo. Per questo il “caso Welby” è stato tanto dirompente.

D: Cosa dovrebbe essere la libertà dell’individuo, oggi, in un Paese come il nostro? Cosa eventualmente non le permette d’essere tale?

R: Bisogna tornare ai fondamentali del liberalismo. Non si proibiscono azioni che non danneggiano nessuno. Non devono esistere crimini senza vittime. Purtroppo il Potere continua ad avere bisogno di controllare le persone, a partire dal loro corpo, dalle questioni fondamentali di vita e di morte.

D: L’appoggio al caso Welby è stato dato anche da persone cattoliche che vivono la loro religiosità pienamente. Questo cosa ci dice?

R: I sondaggi dicono che addirittura oltre la metà dei cattolici erano con Welby. Per me è una conferma. Negli anni ’70 i radicali non avrebbero ottenuto la vittoria sui referendum su aborto e divorzio senza il voto dei cattolici.

D: Eutanasia, accanimento terapeutico, testamento biologico, ricerca sulle cellule staminali. Sarà realmente possibile avanzare su queste strade nell’Italia di oggi o di un domani non lontano?

R: Se dovessimo limitarci a fare previsione, avremmo il dovere di essere pessimisti. Per fortuna possiamo, ciascuno di noi può, fare qualcosa di concreto, per far prevalere la logica delle idee, invece che la logica delle cose. Ne approfitto per chiedere a chi ci legge di contattarci, su www.associazionelucacoscioni.it

D: Eluana Englaro – un dramma enorme. Sarà possibile, colmando i vuoti delle leggi, permettere a suo padre di realizzare il desiderio della figlia?

R: Deve essere possibile. La magistratura finora non lo ha consentito. A questo punto è probabile che l’alternativa sia la riforma della legge, o la disobbedienza civile. Sarà, naturalmente, il padre, Beppino Englaro, a decidere. L’associazione Coscioni darà tutto l’aiuto eventualmente richiesto.

D: Quanti anni ha trascorso a letto Welby?

R: Nove anni, attaccato al respiratore artificiale.

D: Cosa ti ha lasciato, umanamente, Piergiorgio?

R: E’ l’ultima cosa che gli ho detto: una grande forza.

Indipendentemente dal credere o no, se esiste un Dio, magari adesso è lì, accanto a Welby, a dargli una bella pacca sulla spalla:
”Sono orgoglioso di te, ragazzo! Andiamo a farci una passaggiata – dalla battigia, quassu, c’è una vista magnfica. E, finalmente, una barca a vela tutta per te – il vento qui non fa mai male”.

Luoghi che noi non possiamo sapere.

Sergio Giordano

Grazie Sergio,

Mina




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permalink | inviato da Mina vagante il 27/12/2015 alle 14:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



6 dicembre 2015

LOVE IS ALL

9 anni fa Piero Welby, otteneva di poter morire senza soffrire e nel rispetto della Costituzione. 
Era il 20 dicembre 2006.
 Domenica 20 dicembre 2015, dalle 16.45, 
presso la sede del Partito radicale in via di Torre Argentina 76 a Roma
faremo il punto sulla strada percorsa da allora 
e per vedere in anteprima un film-documentario su Piero.

Con Mina Welby, Mario Riccio, Lorenzo D'Avack, 
Marco Cappato, Filomena Gallo ed Emma Bonino 
discuteremo della conquista di libertà realizzata grazie anche alla lotta di Piero, 
e della strada ancora da compiere verso la legalizzazione dell'eutanasia.

A seguire, l'anteprima del film-documentario:

Love is All. Piergiorgio Welby, Autoritratto

di Francesco Andreotti e Livia Giunti

con il patrocinio dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca 
scientifica, soggetto costituente il Partito radicale







22 novembre 2015

Illuminare la zona grigia del fine vita.



Se il nascere e il morire sono atti personalissimi di ogni essere vivente, l'essere umano da sempre conosce il loro naturale svolgimento, prima per istinto, poi per aver imparato dall'esperienza attraverso secoli e millenni. Con l'evoluzione del sapere e della scienza il genere umano si è impossessato del potere di gestire le regole della natura, cambiarne percorsi, fermare evoluzioni dannose. Insomma, il frutto proibito della conoscenza ha portato il suo bene e il suo male.
E veniamo al fine vita. Una volta, di fronte all'ineludibile morte nel potere del fato, di Dio, l'uomo si chinava con rispetto. Oggi questo potere è passato agli “dei in bianco”, come dice nel suo libro, “Totgeschwiegen” - taciuto a morte- la mia corregionale Walburg Steurer.
Qui un breve inciso sul perchè di questa mia così estrema presa di posizione. I medici hanno sapere e strumenti per salvare vite, strappandole al percorso naturale. Le donne e gli uomini si sentono meno soggetti a un potere irrazionale e divino e consegnano la loro vita nelle mani degli “dei in camice bianco”. Consegnare il proprio corpo ai medici significa anche cedere l'autonomia individuale. Il paternalismo medico cede alla consapevolezza dei cittadini sempre più crescente, nutrita dallo studio di costituzione, convenzioni e carte dei diritti, della propria autorevolezza in questione di decisione sui trattamenti sanitari. Negli ultimi dieci anni anche in Italia la consapevolezza dei cittadini di essere padroni della propria autodeterminazione è diventato un fatto pubblico e di cronaca. Perchè?
La tendenza di mantenere ancora un potere etico-religioso nelle mani della politica doveva sempre più misurarsi con il crescendo delle pretese laiche di interpretazione della dignità umana dei singoli cittadini.
I primi anni 2000 furono produttori di leggi sul fine vita in Olanda e in Belgio. Questi paesi con la collaborazione di medici coraggiosi hanno squarciato il velo grigio che copriva le vite nel loro morire. Consulte di bioetica nel nostro paese discutevano e qualche politico come Loris Fortuna, Giuliano Pisapia, Tomassini e altri cercavano già dagli anni 80 in poi a proporre delle leggi sul fine vita anche nel nostro paese. Poi venne un uomo dal nome esotico, come un giornalista amico, Sabelli Fioretti lo definì, Welby. Che lanciò nel 2002 un messaggio privato a un personaggio pubblico, al Presidente del CNB: A volte non siamo noi a decidere di quali problemi occuparci, ci sono nodi gordiani che troviamo sulla nostra strada e non possiamo evitare di tentare di sciogliere. Credo che, ai nostri giorni, uno di questi nodi ineludibili sia l’accanimento terapeutico ed il diritto dei malati ad una terapia medica che non ignori la persona e che non dimentichi di avere a che fare con un uomo il cui volere deve esser rispettato. Le tecniche di rianimazione e gli strumenti che simulano o supportano alcune funzioni vitali hanno creato, in non pochi casi, una dicotomia insanabile tra ciò che è vita e quella “morte sospesa” che è il risultato di molti accanimenti. Dai membri del Comitato ci si aspetta una parola di chiarezza, un colpo di gladio che, spezzando il nodo, legalizzi il Testamento Biologico e restituisca alla vita e alla morte la loro dignità.
A spezzare questo nodo avrebbe dovuto essere la politica che consultava appunto il CNB.
La risposta fu di ammirazione e di solidarietà. Ma Welby insiste:
Prof. D’Agostino, nel ringraziarla per la sollecita e problematica risposta, vorrei cogliere l’occasione per dirle che nel mio impegno su questo tema, volutamente ho omesso di parlare di eutanasia e mi sono limitato a sottoporre all’attenzione, sua e del Comitato, il Living will, non è dettato da pregiudizi ma da giudizi maturati nei due mesi trascorsi in “rianimazione”. La mia patologia (distrofia muscolare progressiva) ha causato una insufficienza respiratoria ed il coma. Un protocollo di rianimazione, a mio avviso discutibile sia eticamente che per gli art. 13, 14, 15, del C.D.M. mi ha restituito alla “vita” tracheostomizzato, vincolato ad un ventilatore polmonare, nutrito attraverso una sonda naso-gastrica. Le scrivo usando una tastiera virtuale e il dito indice per digitare. Come può vedere non si tratta di reazioni emotive o posizioni ideologiche, non ignoro i limiti del living will né il rischio dello slippery slope…ma sono convinto che una società civile debba dare risposte e linee guida…io vorrei che queste risposte e linee guida fossero tali da tutelarmi nel momento di un mio nuovo ingresso in un reparto di rianimazione.
Piergiorgio Welby
Le parole di Welby intanto filtravano nel pubblico attraverso il suo blog e un forum di discussione dal tema eutanasia. Il CNB fece un documento dove nutrizione e idratazione artificiali non potevano essere rifiutate, in quanto non trattamenti sanitari. E se proprio un paziente aveva rilasciato le sue volontà di come essere o non essere curato, per il momento in cui non avesse più capacità di comunicazione, doveva decidere il medico cosa fosse il bene del malcapitato.
Gli anni passano, la distrofia incalza. Welby, lavora insieme ai suoi compagni radicali su una proposta di legge sul fine vita. È eletto co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, dopo la morte di Luca Coscioni. Sempre più si avvicinava al limite di sopportazione delle sue condizioni fisiche. Confidava negli articoli della nostra Costituzione: 13, “La libertà personale è inviolabile” e il 32, secondo comma: … “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Chiede in una lettera al Capo dello Stato Giorgio Napolitano di intervenire sul Parlamento in favore di una legge sull'eutanasia. Sacrifica il suo concetto di dignità personale esteriore e l'integrità della sua immagine alla responsabilità nei confronti di tutta l'Italia per ottenere una legge su un diritto costituzionalmente consolidato. E non gli basta. Inizia come primo firmatario una richiesta di indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina in Italia. In due mesi si raccolsero 25.000 firme. La politica lo ignora.
Welby sente su se stesso quello che aveva già espresso molto prima che fosse scritto nel suo libro Lasciatemi morire: “la dimora della vostra ex-volontà sarà trasformata in una multiproprietà, affidata a tutti i medici che si avvicineranno al vostro capezzale.” E qui oggi penso a quei malati di SLA, Max Fanelli, Walter Piludu, Luigi Brunori che fanno ancora dopo 9 anni di questa stessa battaglia di Welby la loro battaglia e non solo per sé, ma per tutti i cittadini, perchè si calendarizzi la PdL di iniziativa popolare “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia”.
Per squarciare le nebbie fitte sul come si muore in Italia pare non basti più nemmeno il linguaggio muto dei corpi martoriati che urla alla politica ma anche alla classe medica, chiedendo che la loro volontà scritta in un documento abbia lo stesso valore della volontà espressa a voce.
Dall'altra parte l'ordine dei medici si tutela con un nuovo CDM.
Da una parte c’è il Codice di Deontologia Medica che all’articolo 38 fino all’anno scorso parlava di Direttive anticipate. Nel nuovo codice titola Dichiarazioni anticipate. È importante questa differenza di termini. In lingua tedesca si usa Verfügung-Direttiva. Lo usa il Comitato Etico di Bolzano.
Poi: una volta il codice recitava “Il medico deve attenersi, ……., alla volontà liberamente espressa della persona di curarsi e deve agire nel rispetto della dignità, della libertà e autonomia della stessa.” Oggi il CDM dice Il medico tiene conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento espresse in forma scritta, sottoscritta e datata da parte di persona capace e successive a un’informazione medica di cui resta traccia documentale.” Una differenza abissale.
Di fronte all'autodeterminazione del paziente i medici si sentono semplici esecutori di pratiche mediche? Lo vedrei sotto un'altra lente. La lente della dignità umana.
La dignità umana è uguale per ogni creatura umana. Anche in questa prospettiva tra medico e paziente non esiste differenza. Ma chi lo dice? La nostra Costituzione, art. 3.
Non è un tira e molla tra medico e paziente, ma una presa di coscienza da ambo le parti di responsabilità di fronte al bene “vita”. Il rispetto vicendevole tra persone, prima di tutto. Al medico non deve mancare coraggio di informare il malato dell'evoluzione delle sue condizioni e di rimanere accanto a lui dalla diagnosi fino alla fine ed assisterlo nell’agonia, riconoscendo i limiti raggiunti della sua arte medica, sopportarla e confrontarsi con audacia. È facile per un medico mandare a casa, o in altri reparti, dei corpi inguaribili e trattarli nelle visite in modo elusivo. Tutto umanamente comprensibile; l’incontro con un paziente mette il medico di fronte ai limiti terapeutici, e questo è deprimente. Ed è proprio per questo che il medico dei nuovi tempi deve essere preparato, e a mio avviso dovrebbe passare un esame psicofisico di verifica se è adatto, o meno, a fare il medico di fiducia. Non deve vedere solo un corpo sofferente, ma l’essere umano che lotta per uscire da un corpo ormai diventato soltanto un peso.
Parlando dal punto di vista del paziente, queste situazioni dimostrano se si ha a che fare con un tecnico o con un vero “medicus”, cioè con un uomo che si sente responsabile nei confronti del suo paziente anche dove non ha più le possibilità di trattarlo con terapie, né forse nemmeno poter lenire totalmente le sofferenze e lo può solamente accompagnare, anche in sedazione terminale o nella sua richiesta di aiutarlo a morire. Chiedo troppo?
Lo so, il medico non ha piena tutela e serve una legge, che tuteli la volontà dei morenti, e la professionalità dei medici.
E chiudo.
In Camera dei Deputati, dal settembre 2013 giace la proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia. Con l’aiuto di malati il coordinamento dell’Associazione Coscioni è riuscito a sensibilizzare un Intergruppo di 213 parlamentari, davvero trasversale, che si è prefissato di lavorare perché si dibatta su proposte e disegni di legge disponibili sul fine vita, oltre a quella presentata dall’Associazione Luca Coscioni.
Vorrei solo aggiungere: Non dico che la PdL che rappresento come prima firmataria sia l’unica soluzione, ma ci tengo a dire, che oltre al testamento biologico e l’interruzione e il rifiuto di trattamenti sanitari prevede anche l’eutanasia, cioè la libera scelta della morte. Non sono moltissimi i casi da considerare, o meglio, - da valutare tra medico e paziente, - ma esistono e va data una risposta. Sento il bisogno di chiedere, da cattolica e praticante, che si rifletta di dare la possibilità al medico curante, di accompagnare un paziente attraverso questa porta di emergenza, per carità cristiana.
Sento tutta la tragedia nella continua richiesta di informazioni che delle persone rivolgono a me, Marco Cappato e Gustavo Fraticelli per recarsi in Svizzera. Avevo già pronto il progetto di viaggio con Giovanna, che all’ultimo momento ha avuto un ripensamento. È deceduta due mesi dopo a casa sua, serena, curata e assistita. Vorrei che cessino i pellegrinaggi all’estero e che tutti possano morire a casa loro tra affetti e cure dei propri cari, o almeno nell’ambiente dove hanno sempre vissuto.





12 novembre 2015

QUATTRO PROGETTI DI LEGGE PER L'EUTANASIA

A quando in Italia?

Il Bundestag della Repubblica Federale Tedesca proibisce un'eutanasia “professionale remunerata”. Il nascere di associazioni di professione per il suicidio assistito costringono (zwingen, sic!) il legislatore a reagire. La discussione di quasi un anno dei deputati del Bundestag verte se e quali leggi emanare per inquadrare una morte dignitosa e prevenire sviluppi negativi.
Il Presidente del Bundestag Lammert parla del progetto legislativo più impegnativo di questo periodo della legislatura.
Ne furono redatti quattro progetti di legge.
Il primo PdL è vincente alla terza lettura con 360 voti a favore, 233 contrari, 9 astenuti

In prima lettura la situazione fu la seguente
Primo PdL
con 309 voti, dei gruppi CDU (Michael Brand) e SPD (Kerstin Griese)
Scopo: penalizzare il suicidio assistito come atto ripetuto nel tempo, cioè il suicidio assistito “professionale commerciale”. (Riguarda ad esempio offerte come quella dell'associazione “Sterbehilfe Deutschland” di Roger Kusch, che in Germania saranno proibite).
Grado di pena: 3 anni di detenzione o pena pecuniaria.
Diritti dei pazienti e dei congiunti: l'aiuto al suicidio nel caso singolo deve rimanere esente di pena. Una incriminazione in questo senso deve essere espunto dal codice penale.
Diritti dei medici: assistenza al suicidio ripetuto a progetto è proibito e passibile di pena. Su questo punto esperti legali osservano possibili problemi per medici palliativisti negli hospice e medici in reparti intensivi. Per il loro incarico sono “attivi professionali”. Quali delle loro azioni vengano interpretate come assistenza al suicidio e, in base alla loro attività ripetuta nel tempo e possano essere ritenute passibili di pena, su questo, ad esempio si interroga il servizio scientifico del Bundestag. (mio commento: questo servizio è una specie del nostro Comitato Nazionale di Bioetica?)
Obiettivo: non si creino offerte di servizio, non sopravvengano effetti di assuefazione, né di normalizzazione sociale del suicidio assistito. (mio commento: quindi continuiamo a nasconderlo!)
Conseguenza sperata: Senza offerte commerciali di suicidio assistito diminuisce il numero di suicidi e la pressione di dover intraprendere qualcosa, per “non essere di peso ad altri”. (mio commento: quindi ammazzatevi come volete , ma non chiedete nulla agli altri).
Sostenitori: 216 deputati CDU e SPD, la Cancelliera Angela Merkel, il Vicecancelliere Sigmar Gabriel (SPD), il Ministro Affari Esteri (SPD), Ministro della Salute. I capi gruppo dell'SPD e dei Gruenen sostengono in una lettera comune questo PdL.







9 novembre 2015

DIGNITA' UMANA

Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamava la Dichiarazione universale dei diritti umani. Per la prima volta nella storia dell’umanità, era stato prodotto un documento che riguardava tutte le persone del mondo, senza distinzioni. Per la prima volta veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere al mondo.Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili costituisce il fondamento della libertà. L’inosservanza e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità.
La dichiarazione universale dei diritti umani conclude che ogni individuo ha il dovere del rispetto dei diritti uguali ai propri.
Nella nostra Costituzione riprende nei suoi articoli i vari diritti ”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Quindi è la nostra legge di base, su cui tutte le leggi formulate dal parlamento sono fondate, che tutela e promuove la dignità di ogni cittadino. La dignità delle persone è di tutti la stessa, senza differenziazione. Nella seconda parte il dovere dello stato (che siamo ognuno di noi) di rimuovere le disuguaglianze e gli ostacoli ad essere liberi.
Quindi la dignità umana non è una qualità che ci viene dato né dallo stato, né da un ceto, né da una appartenenza. La dignità umana è una dotazione uguale a tutti legata al nostro essere umani, uomini e donne.





6 novembre 2015

LIBERTA' DI SCELTA E RESPONSABILITA'


La fine della vita è una realtà che riguarda indistintamente tutti gli esseri viventi. Si nasce, si vive, si muore. Ignorare la morte non è una soluzione. Solo chi non sa, chi non conosce dice che la morte è naturale. Sì, una volta era naturale. Oggi raramente. Anche il nascere non è più naturale, il vivere per chi più, per altri meno.

Piccoli esempi: nei primi anni ’60, mia madre a causa di una caduta riportò un’emorragia cerebrale. Non esisteva la nutrizione artificiale e le sole fleboclisi non bastavano per mantenerti in vita per molto. Mamma morì. A 90 anni mia zia si fece mettere uno stent e ha vissuto per altri tre anni con molta fatica, e stanca alla fine chiese aiutatemi a morire. Questo è accaduto 3 anni fa. È stata aiutata a morire con dei palliativi, senza grandi sofferenze. Ho conosciuto molte persone malate di cancro. Non riuscivo a capire perché qualcuno di loro urlasse dal dolore per settimane, mentre altri erano sereni e morivano tranquilli. Semplice! già in quei tempi lontani esistevano medici con visuale differente che sapevano accompagnare il malato fino alla fine. Ricordavano forse i ripetuti appelli di Papa Pio XII di non risparmiare sulla morfina per togliere sofferenze estreme ai malati?

È del marzo 2010 la legge 38 sulle Cure Palliative. Erano utilizzate già da tempo anche nel nostro paese, purtroppo a macchia di leopardo soltanto e ancora oggi. Non entro nei particolari di questo tema. Sono presenti esperti che sanno informare con la loro esperienza.

Il mio approccio al fine vita non appaia un entrare a gamba tesa in un campo che richiede rispetto e anzitutto verità. Ormai è noto a tutti che sono anche presidente dell’Associazione SOS Eutanasia che informa e aiuta cittadini in gravi difficoltà per ottenere il suicidio assistito in Svizzera. È un metodo radicale per far capire l’urgenza di una regolamentazione sul fine vita.

Già dal lontano 2002 ho provato di tutto insieme a Piergiorgio Welby e poi insieme all’Associazione Luca Coscioni per aprire le menti e specialmente i cuori della politica per fare una buona legge che tuteli l’interesse migliore della persona anche nel fine vita. Il contatto con il Comitato Nazionale di Bioetica nella persona dell’allora presidente Prof. Francesco D’Agostino non ha sortito un ripensamento sul dare la precedenza alla decisione del medico su quella del malato, scritta in una disposizione anticipata sui trattamenti sanitari. E la nutrizione e idratazione artificiali sono rimasti classificati come cure salvavita e non atti medici, per cui non rifiutabili. Per questo abbiamo visto la via crucis di Papà Beppino Englaro per sua figlia Eluana.

Piergiorgio Welby, dopo 9 anni e mezzo di ventilazione meccanica e nonostante il deperimento fisico per la distrofia, raccolse le ultime energie e scrisse al Presidente della Repubblica Napolitano. La chiusura della sua lettera è questa: Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.

Il Presidente tra l’altro risponde, “Il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l'elusione di ogni responsabile chiarimento.”

Sapevamo che il Belgio e l’Olanda già da 4 anni avevano delle leggi sul fine vita comprese le cure palliative in forma eccellente. Il rapporto medico paziente è fondato sulla fiducia reciproca.

Nel maggio 2002 Welby aveva esordito sul suo forum: Dobbiamo riappropriarci del nostro diritto a una morte sottratta agli innumerevoli artifizi che una Techné priva di etica e schiava della sua volontà di potenza ci ha sottratto. … Dobbiamo imparare che morire è anche un processo di apprendimento, non solo il cadere in uno stato di incoscienza, conclude con H.G. Gadamer.

Non esiste in generale un diritto-dovere di eseguire delle volontà espresse dalle persone. Ma appartiene alla dignità di uomini e donne avere la facoltà di opporsi, a trattamenti sanitari su se stessi. (Art. 32, 2° comma. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana). Ecco, il rispetto della dignità umana si concretizza nel prendere in carico l’espressione di volontà di un uomo, una donna, riguardo la sua sorte di malato/a. Qualora una simile espressione di volontà, ponderata e inequivocabile, non venisse rispettata, e il paziente sottoposto a trattamenti sanitari rifiutati espressamente o perfino a sua insaputa, un’azione simile è eticamente criticabile e dovrebbe essere giuridicamente perseguita. La sua autodeterminazione ha funzione prettamente limitante, di verifica e conferma. E quindi è garantita la sua dignità di persona e non può essere intrapreso nulla contro la sua volontà dichiarata.

Si dibatte per lo più dell’autodeterminazione del paziente. Dell’autodeterminazione del medico si discute parlando di obiezione di coscienza, cioè del rifiuto di rapporto per dei trattamenti sanitari o di assunzione di responsabilità di occuparsi di casi difficili o rischiosi.

Qui vorrei parlare di un tipo di autodeterminazione non ovvia, ma proprio per questo importante: del coraggio di un medico di rimanere accanto ad un malato dalla diagnosi fino alla fine ed assisterlo nell’agonia, riconoscendo i limiti raggiunti dalla sua arte medica, sopportarla e di confrontarsi con audacia. È facile per un medico mandare a casa, o in altri reparti, dei malati inguaribili e trattarli nelle visite in modo elusivo. Tutto umanamente comprensibile; l’incontro con un paziente mette il medico di fronte ai limiti terapeutici, e questo è deprimente. Ed è proprio per questo che il medico dei nuovi tempi deve essere preparato, e a mio avviso dovrebbe passare un esame psicofisico di verifica se è adatto, o meno, a fare il medico di fiducia.

Parlando dal punto di vista del paziente, queste situazioni dimostrano se si ha a che fare con un tecnico o con un vero “medicus”, cioè con un uomo che si sente responsabile e legato al suo paziente anche dove non ha più le possibilità di trattarlo con terapie, né forse nemmeno poter lenire totalmente le sofferenze e lo può solamente ancora accompagnare, anche in sedazione terminale. Chiedo troppo?

L’abbandono da parte del medico non è solo una perdita, una grave delusione per un paziente. Il medico nuoce a se stesso: in primis, privandosi del confronto con i propri limiti, nello sperimentare e sopportare la propria inefficienza umana. Inoltre, con grande probabilità gli viene meno l’esperienza davvero esaltante, quanto sia importante la sua figura come medico umano (ovvero come essere umano medico) per i suoi pazienti, nel tratto finale del loro vivere. Ci vuole coraggio, e proprio con questo coraggio il medico rispetta la dignità dei suoi pazienti e incrementa lui stesso la propria dignità di medico.

Per medico e paziente, è comune responsabilità e compito di riconoscere dove e quando inizia il processo inesorabile del morire, quel morire che, secondo Welby, è un processo di apprendimento. La diagnosi e la valutazione della situazione, in quanto tali, non indicano il da farsi, ma dipende da come un paziente capace e/o incapace, ma con disposizioni anticipate o dal vivo e ben presente, valuti o interpreti questa diagnosi. In questo modo il processo del morire viene accettato come una ultima “chance”, come responsabilità da parte del paziente per eventuali scelte di terapie per un prolungamento o meno della vita, per poter ancora avere degli incontri importanti per lui, risolvere dei conflitti, studiare e dare indicazioni per il tempo dopo la sua morte oppure anche solo per godere l’ultimo frammento di vita, concedendosi piccole gioie. Per qualcuno può significare riprogrammare un lungo tratto di vita, usufruendo di apparecchiature, ventilatori, nutrizione artificiale, dialisi, come Welby, Severino Mingroni, - un locked-in dal lontano 1992, - come Massimo Fanelli, vostro co-regionale, Walter Piludu e tanti altri sconosciuti.

Una valutazione e interpretazione opposta potrebbe essere quella di non ostacolare il processo del morire e anzi di desiderare ardentemente la morte, per poter chiudere finalmente gli occhi e poter riposare in pace. Il paziente potrebbe scegliere il rifiuto di ogni terapia, anche della nutrizione e idratazione, non solo artificiale, il rifiuto di terapie antibiotiche, terapie tecnologiche, come la ventilazione artificiale, l’emodialisi e molto altro. Rifiuto non solo di non iniziare, ma anche voler interrompere e voler dire, basta! Ci aiuta anche il catechismo cattolico dal lontano 1980: "L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire".

Rispettare anche simili scelte, che i medici sanno quante sfaccettature possano assumere, è espressione di rispetto della dignità umana “Il morire che nasce così davvero da quella vita dove ognuno ha trovato amore, senso e pena.”

In questa fase, pazienti e medici hanno il comune compito di trovare insieme la forma commensurata alla propria capacità dell’andar via, del lasciar andare, dell’abbandonarsi all’ineludibile e trovare responsabilmente insieme una conclusione.

In Camera dei Deputati, dal settembre 2013 giace la proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia. Con l’aiuto di malati il coordinamento dell’Associazione Coscioni è riuscito a sensibilizzare un Intergruppo di 162 parlamentari, davvero trasversale, che si è prefissato di lavorare perché si dibatta su proposte e disegni di legge disponibili sul fine vita, oltre a quella presentata dall’Associazione Luca Coscioni.

Vorrei solo aggiungere: Non dico che la PdL che rappresento sia l’unica soluzione, ma ci tengo a dire, che oltre al testamento biologico e l’interruzione e il rifiuto di trattamenti sanitari prevede anche l’eutanasia, cioè la libera scelta della morte. Non sono moltissimi i casi da considerare, o meglio, - da valutare tra medico e paziente, - ma esistono e va data una risposta. Sento il bisogno di chiedere, da cattolica e praticante, che si rifletta di dare la possibilità al medico curante, di accompagnare un paziente attraverso questa porta di emergenza, per carità cristiana.

Sento tutta la tragedia nella continua richiesta di informazioni che delle persone rivolgono a me, Marco Cappato e Gustavo Fraticelli per recarsi in Svizzera. Avevo già pronto il progetto di viaggio con Giovanna, che all’ultimo momento ha avuto un ripensamento. È deceduta due mesi dopo a casa sua, serena, curata e assistita. Vorrei che cessino i pellegrinaggi all’estero e che tutti possano morire a casa loro tra affetti e cure dei propri cari, o almeno nell’ambiente dove hanno sempre vissuto.




12 ottobre 2015

VIVERE

Non vivere bonum est

Sed bene vivere.

Non è opportuno, lo sai conservare la vita

In ogni caso;

essa infatti non è di per sé un bene;

lo è invece,

vivere come si deve.

Lucio Anneo Seneca, Lettere morali a Lucilio


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